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La Rotonda: Riva interprete d’eccezione al pianoforte

Angelo Bellisario, Il Cittadino, 9 dicembre 2004

 

Un concerto di grande spessore e di rara bellezza, quello ascoltato venerdì 3 dicembre a La Rotonda di S. Biagio, dove il pianista Adalberto Maria Riva ha eseguito uno stupendo programma. Gli è che la grande padronanza tecnica, il gusto e la duttilità di questo pianista han fatto sì che tutto l’auditorio apprezzasse al massimo grado la performance di questo giovane pianista milanese, applaudito ad ogni esecuzione con grande calore e con vivace entusiasmo. Così, a partire dalle due Sonate K 25 e 201 di Scarlatti, rese con raro nitore e con un tocco “clavicembalistica”, alla classica Sonata op. 24 n. 2 di Clementi, “raccontata” con equilibrio e grande plasticità, si arrivava –in un crescendo di ammirazione- al leggerissimo e virtuosistico Rondò capriccioso op. 14 di Mendelssohn, che il giovane pianista ci consegnava addirittura con stupefacenti colori, capaci di richiamare qua e là alcuni timbri orchestrali. La sublime bellezza della Berceuse op. 57 e dello Scherzo n. 3 op. 39 di Chopin, nonché dei Phantasiestücke op. 12 di Schumann, trovavano in Riva un interprete di alto livello, che gratificava l’uditorio con esecuzioni straordinariamente belle.

 

 

 

 

Concerti-lezione: un successo!

Intervista al Maestro Adalberto Maria Riva

Maria Teresa De Muzio, Clippers, dicembre 2004

 

Un piacevole e riuscitissimo tuffo nella grande musica il ciclo concerti-lezione sulla letteratura pianistica del Romanticismo. Voluta dall'Assessorato alla Cultura l’iniziativa si è sviluppata nel corso di cinque serate nella sala conferenze del Credito Cooperativo di Inzago ed ha avuto come relatore il Maestro ADALBERTO MARIA RIVA, poco più che trentenne, ma già con un importante curriculum. Non è questa, tuttavia, la ragione che mi ha spinto ad intervistarlo, semplicemente, l'ho ascoltato “raccontare”, visto e sentito suonare. Ho condiviso l'entusiasmo e le emozioni del pubblico in sala, che mi ha chiesto di poterlo conoscere meglio. Lo incontro una sera nella sala vuota, dopo le prove, prima del concerto, una breve ed informale presentazione, poi: Da dove cominciamo? “Dall’inizio naturalmente. …sono cresciuto con il pianoforte, papà era un ottimo pianista ed anche mamma. Ricordo che li osservavo suonare a quattro mani e restavo incantato dalla musica e dai loro gesti. Un giorno, avevo cinque anni, rientrando dall’asilo esclamai: ho deciso, da grande farò il pianista! Era nata la mia grande passione. Cominciai a studiare subito, molto e seriamente, ad otto anni già frequentavo il conservatorio e mi esercitavo ore ed ore ogni giorno. Perché la musica è così, se la ami, se la ami davvero, è un’amante gelosa e possessiva. Ho sacrificato molto a lei: amicizie, affetti e divertimenti, ma lei ricambia con molto più di quanto toglie.” E’ vero che questi concerti-conferenze sono una sua idea? “Sì. In genere queste serate si svolgono con un musicologo che spiega ciò che il musicista suonerà, ma il pubblico non è omogeneo, non tutti, anche se in molti l’apprezzano, conoscono la musica e i suoi protagonisti, a volte le spiegazioni “formali” rischiano di annoiare. La mia idea, che nasce anche dall’esigenza di divulgare tutto ciò che è musica, è quella di spiegare con esempi pratici alla tastiera il tema ed il personaggio della serata in modo da coinvolgere il più possibile la platea. E posso dire che il pubblico ricambia con entusiasmo questa mia iniziativa.” L’ho visto, dal numero di persone che ha seguito e vissuto, soprattutto, ogni concerto. “Sì, i cittadini d’Inzago sono tra quelli che mi hanno accolto più calorosamente. Vede, per un musicista il rapporto con il suo pubblico è anche un gioco di seduzione. Se mi accorgo di sedurre, inevitabilmente anch’io mi sento sedotto.” Un lieve rumore ci ricorda che il concerto deve iniziare, qualcuno ha già preso posto in sala… Ci salutiamo e ci prepariamo reciprocamente, ognuno a suo modo, ad essere inevitabilmente sedotti.

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Scaioli – La gazzetta di Lecco – 26/4/1996

 

UN GIOVANE PROMETTENTE - Sergio Mora – Il quartiere – Novembre 1996

 

IL PIANISTA ADALBERTO MARIA RIVA HA DATO NEL CASTELLO UN RIMARCHEVOLE CONCERTO -
 Wolfsburger Allgemeine - 2/11/96

 

ADALBERTO RIVA HA FATTO SCINTILLE AL PIANOFORTE DOTATO DI SONORITA’ E MOLTO VIRTUOSO -
Wolfsburger Nachrichten - 2/11/96

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

           

 

La gazzetta di Lecco, 26/4/1996

 

 

 

 

 

 

 

L'esecuzione di Riva ha portato il pubblico a vivere momenti di autentico divertimento, unito ad una ammirazione per il lato virtuosistico che, se inteso non come pura abilità tecnica, ma al servizio del significato musicale, può legittimamente trovare una sua efficacia nel discorso musicale.

 

Antonio Scaioli

 

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Il quartiere, Novembre 1996

 

 

 

 

 

UN GIOVANE PROMETTENTE

 

Il pianoforte richiede disciplina e amore, dedizione e spiritualità, elementi questi sempre presenti nell'esercizio anomalo del "solista" il quale, appunto, perchè "solo" ha il dovere di creare un senso di trasmissione fra l'atto individuale di chi suona e l'interesse collettivo di chi ascolta.

Tutto questo è ben presente nel talento esecutivo di Adalberto Maria Riva, pianista ventiduenne affermatosi in vari concorsi musicali e concertista sicuro, già padrone del proprio repertorio e del proprio pubblico. Generalmente il "suonar bene " è scontato in chi si è aggiudicato premi e diplomi, così pure la fermezza di palcoscenico, il saper stare davanti alla platea. Non è invece scontata la forza mesmerica che chi suona deve saper suscitare nei riguardi della controparte seduta in teatro.

Adalberto Maria Riva è interprete viscerale che affronta musica con l'Ethos della tecnica. In Bach, ad esempio, riesce a comunicare la forza e la geometria della scrittura senza perdere di vista la voragine dei sentimenti e la costanza degli affetti, come in un teatro invisibile. Il suo Skrjabin assorbe la complessità armonica nella densità del canto e dei sentimenti, sempre "disperatissimi" come sul baratro di due epoche contrastanti. Rachmaninov, ascoltato in una scelta di preludi, è proiettato inesorabilmente verso l'esilio romantico di un mondo sempre più costretto a far coabitare i propri opposti.

Horowitz diceva di essere l'ultimo romantico, ma noi sappiamo, con Adalberto Maria Riva, che il romanticismo non sarà mai una sponda desertica di pensieri sublimi e di voli astrali. Questo giovane pianista ci propone l'inquietudine di quel "volo dissolto" di cui vagheggiava Von Platen: la scoperta della Bellezza che è poi la nostra volontà di prendervi parte. Riva conosce questo segreto che è poi il lavoro oscuro di ore e ore chino a provare sulla tastiere, nello stesso tempo, la leggerezza del suo passo sulla pedana, il suo sorriso modesto, perchè disciplina e amore sono la stessa cosa.

 

Sergio Mora

 

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WOLFSBURGER ALLGEMEINE, 2/11/96

 

SERATA DI PIANOFORTE

 

IL PIANISTA ADALBERTO MARIA RIVA HA DATO NEL CASTELLO UN RIMARCHEVOLE CONCERTO

 

Difetti nel pianoforte a coda “Bosendorfer”: e tuttavia un enorme successo

 

Il pianista italiano Adalberto Maria Riva - giovane di grande talento - ha dato nel Castello di Wolfsburg un concerto di pianoforte nell’ambito delle manifestazioni dell’Istituto Italiano di Cultura. Davanti a una schiera di ascoltatori insolitamente folta egli ha suonato opere di Franz Liszt e Frederic Chopin, le due grandi personalità di virtuosi del XIX secolo.

 

Riva ha cominciato con composizioni di Liszt, dapprima “Sogno d’Amore” n. 3 in la bem. magg. Qui, come pure nelle 3 trascrizioni dei Lieder di Schubert “Auf dem Wasser zu singen” (da cantare sull’acqua), “Wohin?” (dove?) dalla “Bella Mugnaia” e “Ave Maria” si è subito segnalato il talento virtuoso del giovane artista.

 

Nella parafrasi del Rigoletto di Verdi e soprattutto nel valzer dall’opera di Gounod il pianista - già più volte premiato – ha padroneggiato in modo convincente le grandi difficoltà pianistiche che Liszt ha inventato per la propria attività concertistica per poter brillare - secondo l’uso del tempo - con variazioni ed elaborazioni di melodie conosciute.

 

La seconda parte del programma è stata riservata ai 12 Studi op. 10 di Chopin che mostrarono la genialità del loro compositore non ancora ventenne. Riva li ha padroneggiati con bravura, iniziando dai volanti arpeggi del n. 1 in do magg., continuando con le scale cromatiche del n. 2 fino alla melodia sensuale del n. 3.

 

L’esecuzione virtuosa del pianista ha nascosto taluni difetti del pianoforte a coda, sul quale non è più possibile “cantare”. Neppure con la migliore volontà è possibile nascondere i difetti del pianoforte Bosendorfer, che di anno in anno sono sempre più accentuati. Nella città della Volkswagen sarebbe stata eseguita da tempo una revisione generale ad ogni motore d‘auto. Ciononostante, dopo la brillante conclusione con un Allegro con fuoco da “Revolutions Etude” c’è stato un frenetico applauso.

 

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WOLFSBURGER NACHRICHTEN - 2/11/96

 

 

 

ADALBERTO RIVA HA FATTO SCINTILLE AL PIANOFORTE

DOTATO DI SONORITA’ E MOLTO VIRTUOSO

 

Molta affluenza di pubblico al concerto tenuto dal giovane pianista Adalberto Maria Riva su invito dell’Istituto Italiano di Cultura di Wolfsburg con opere di Franz Liszt e Frederic Chopin.

 

Già nel pezzo di introduzione, il Sogno d’Amore n. 3 in la bem. magg., come pure nelle successive elaborazioni di Liszt di 3 Lieder da Schubert era importante per il pianista dare rilievo alla linea cantabile della melodia, quale linea conduttrice per le voci di accompagnamento e gli svolazzi melodici. Pieni di sonorità gli accordi, con risalto i passaggi delicati.

 

Nella “Paraphrase de concert” dal Rigoletto di Liszt, Riva considera l’avvenimento drammatico dell’opera di Verdi nella sua profonda tragicità umana in modo pianisticamente veemente, cristallizzato dalla scintillante magia del suono, la forza trascinante che immerge l’ascoltatore in accordi pieni, come in un turbine di suoni.

 

Implacabilmente il pianista martella le quinte di introduzione al valzer dell’opera “Faust” di Gounod, vuole mostrare il confflitto interiore nel mondo di Faust; egli trasmette banali conosciuti suoni di valzer come collaterali, strappa l’ascoltatore dalla sua beata atmosfera casalinga con accordi in fortissimo e ghirlande di suoni. Cambiamenti di stato

d’animo riescono in modo eccellente e riflettono sentimento, audacia o baldanza, fino a che il segnale di introduzione, ripreso nuovamente e rappresentato in forma pianistica concreta ricorda di nuovo la tragedia di Faust.

 

La tecnica di Liszt, la scoperta di nuove posssibilità di espressione musicale attraverso una escalation imprevista di virtuosismo e l’utilizzo di tutti gli effetti dinamici fu anche per Chopin un motivo per dedicare a Franz Liszt i suoi “Studi op. 10”. Gli studi sono in origine pezzi per esercizi: grazie a compositori come Cramer, Clementi e Hummel guadagnarono in gradevolezza e prestigio, furono brillanti e alla moda. Soltanto con Chopin divennero pezzi da concerto.

Chopin li ha composti tra il 18° e il 24° anno d’età; Liszt li rese popolari in maniera affascinante.

 

Il programma tecnico di esercizi che sta alla base corrisponde ai compiti della moderna tecnica pianistica, cosa che deve essere intesa - in una fase di studio - anche come funzione di “ginnastica”. Riva ha padroneggiato le elevate difficoltà tecniche, sia che si trattasse di passaggi di accordi o melodici, di arpeggi o gioco polifonico di voci

contrastanti. Brillanti gli accenti cromatici, piene di sonorità e di forza le sequenze di accordi, ben registrata la tecnica dei pedali per rendere evidenti le ombreggiature del suono, virtuosi i cambi veloci all’interno di una figurazione, leggeri e sempre esattamente accentuati, anche nellla dinamica.

 

Il pubblico, entusiasta, ha ringraziato con un prolungato applauso.L’artista ha preso commiato con due preludi di Johan Sebastian Bach, elaborati per pianoforte da Busoni e Hess.

 

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